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Tortona è raggiungibile attraverso la rete stradale e autostradale percorrendo: S.S. n. 10 Padana Inferiore (Torino-Tortona-Casteggio-Piacenza), S.S. n. 35 dei Giovi (Genova-Tortona-Casteggio-Milano), S.S. n. 211 della Lomellina (Pozzolo Formigaro-Tortona-Mortara-Novara), A7 - Autostrada dei Fiori  (Genova-Serravalle Scrivia-Milano), A21- Autostrada dei Vini (Torino-Piacenza-Brescia) e A 26 - Autostrada dei Trafori (Genova Voltri-Ovada-Sempione).
E' collegata alle principali vie ferroviarie: Milano - Genova, Torino – Piacenza – Brescia/Bologna.

Tortona è gemellata con Privas, Zeveenar, Weilburg.

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Le origini di Tortona, che risalgono tra l’VIII e il V secolo a.C., si possono ricondurre alla presenza di popolazioni liguri. Interessanti ritrovamenti di materiale archeologico, risalenti all’Età del Ferro, portano a confermare questa teoria. Anche l’antica denominazione “Derton” (castello) ricorda la possibile esistenza di un castelliere, o villaggio fortificato, sulla sommità del colle che domina la città e dal quale la vista spazia lontano. Un vero balcone dal quale si controlla la Pianura Padana fin oltre il fiume Po. Tra il III e II secolo a.C. i romani iniziarono la loro penetrazione in questa regione. La fondazione di Tortona si ricollega forse alla costruzione nel 148 a.C. della Via Postumia, fra Piacenza e Genova e tra il 123 e il 118 nasce Dertona. Ben presto si trasformò in importante punto strategico di snodo e congiunzione di molte strade consolari. Dopo la completa conquista della Cispadana fu fatto partire da Tortona, nel 109 a.C., un tronco di strada per Aquae Statiellae (Acqui Terme) e Vada Sabatia (Vado Ligure); più tardi un altro tronco per Hasta (Asti), Augusta Taurinorum (Torino) e le Alpi. Come si può facilmente dedurre la privilegiata posizione dell’attuale Tortona non è altro che l’eredità lasciata dalla sua progenitrice.

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Nel 43 a.C. vi si accampò Decimo Bruto. Dopo Azio, fu colonia Augusta e fece parte della Regione IX. Era ascritta alla tribù Pomptina e in età imperiale era retta da duumviri. Alla fine dell’Impero fece parte della provincia Liguria. Teodorico vi costruì grandi "horrea" (depositi di grano). La città divenne sede di depositi militari e centro di fiorenti commerci, sviluppando una florida economia, come dimostrano le tombe monumentali scoperte nella immediata periferia nord, le lapidi, i mosaici, le suppellettili e i diversi reperti che sono stati raccolti nei secoli e il sarcofago di Aelius Sabinus, fra i pezzi migliori del genere in Alta Italia.
Il benessere acquisito venne mantenuto a lungo, anche in epoca cristiana, tanto da imporsi come una delle Diocesi più ampie e più importanti del settentrione.
Il cristianesimo fu introdotto abbastanza presto (metà del IV sec. d.C.) a Tortona e vi ebbe vita e sviluppo fiorente, documentato da numerosi titoli dei secoli V e VI. Il primo Vescovo storicamente attestato è Innocenzo, che secondo la tradizione avrebbe ritrovato il corpo del protomartire San Marziano (la tradizione locale, non provata storicamente, vuole in San Marziano il primo vescovo della città, martirizzato nel 122 d.C. sotto l’imperatore Adriano) che la Diocesi e la città riconoscono oggi come patrono. Altri vescovi invece hanno documentato la loro presenza con atti scritti già nel 381 dopo Cristo.

Lo splendore del passato di Tortona lo si può trovare non solo nei monumenti romani o nelle chiese, ma anche nei diversi palazzi, appartenuti a famiglie nobili, che abbelliscono la parte vecchia della città.
Adiacente al Duomo si trova il Palazzo Vescovile. Fu costruito alla fine del XVI secolo, per merito del Vescovo Cesare Gambara, nel tipico stile della Controriforma; venne ristrutturato in epoche successive prendendo la forma attuale nel periodo barocco. Nel suo interno sono contenute importanti opere della pittura piemontese e lombarda: un trittico su tavola di Macrino d’Alba, una Madonna con Bambino, Sant’Anna e Santa Margherita del Moncalvo, una Pietà con i Santi Francesco e Carlo Borromeo del Fiamminghino.
Palazzo Guidobono (sede del Museo) è una dimora signorile del XV secolo, sede anche dei governatori sabaudi di Tortona, conserva un soffitto ligneo quattrocentesco, con motivi decorativi ed araldici, e pitture di artisti tortonesi e non, già citati in altre parti di questo opuscolo.
Edifici altrettanto importanti sono: Palazzo Malaspina, che sorge sull’omonima piazza, è una pregevole costruzione del XVIII secolo con ampi saloni affrescati al primo piano; Palazzo dei Marchesi Busseti, con un bel portale e balcone settecentesco, ospita una scuola; Palazzo Passalacqua, con cortile a colonnato, conserva al suo interno eleganti salotti ed un affresco di L. Vacca, “Il ratto di Europa”.
Vi è poi Palazzo Guidobono Cavalchini Garofoli, rilevante esempio di edilizia nobiliare dichiarato monumento nazionale, con la facciata realizzata, su disegni di Carlo Riccardi, nel 1773. Nei suoi accoglienti e sontuosi ambienti, nobilitati da dipinti ed arazzi di grande livello artistico, venne ospitato Papa Pio VII nel 1814 e nel 1815. La terrazza che guarda verso via San Marziano è circondata da una balaustra in ferro battuto e pietra di notevole pregio.
Completa il quadro delle costruzioni importanti il Teatro Civico. Venne costruito su progetto di Pietro Pernigotti, ingegnere tortonese, tra i 1836 e il 1838. Di linee sobriamente neoclassiche, è costituito da tre ordini di palchi finemente decorati da fregi pittorici e stucchi. Sul sipario, importante opera di L. Vacca, è raffigurato il mito di Orfeo e Euridice.

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Presso Palazzo Guidobono (ex Museo Civico) sono visibili il sarcofago di Elio Sabino e, nel cortile, resti di mura, acquedotto, tombe, colonne.

Tortona decadde con l’Impero Romano, ma non perse la sua importanza strategica; il suo ruolo le fu riconosciuto dallo stesso Teodorico, re degli Ostrogoti, in una sua lettera nella prima metà del ‘500. In epoca Carolingia ospitò Imperatori, con consorti e seguiti, e le vicende del potere di Carlo il Grosso ebbero ripercussioni anche qui.Terdona (il nome medioevale della città) passò in epoca successiva al potere dei Vescovi per poi diventare un importante libero Comune, costituitosi in forma signorile, nel 1122. Strinse alleanze con gli altri liberi Comuni dell’Italia Settentrionale, in particolare con Milano; per questa amicizia attirò su di sé le ire dei pavesi che, con l’aiuto di Federico I Barbarossa, la distrussero per ben due volte nel 1155 e nel 1162. Dopo il tramonto del libero comune fu controllata, con periodi variabili, dai Marchesi del Monferrato, dai Pallavicino, dai Della Torre, dagli Scotto, dagli Angioini.  e degli Sforza Ma con l’affermarsi del potere dei Visconti in Lombardia (fu uno degli oggetti delle loro ambizioni) e dopo varie vicende, per dedizione, venne definitivamente in loro possesso nel 1347. Per ultimo passò sotto gli Sforza:  Francesco II, l’ultimo erede di questa grande dinastia milanese, morendo, lasciò la signoria di Tortona alla moglie Cristierna di Danimarca. Sotto di lei la città conobbe anni di prosperità. Poi vennero i Francesi, gli Spagnoli e gli Austriaci. Nel 1734, a seguito della guerra si Successione Polacca, con i preliminari di Vienna del 1735 e con il trattato di Vienna del 1738 fu unita al Regno di Sardegna, con il quale visse gli eventi Risorgimentali.
Nel 1773 Vittorio Amedeo III pensò di farne una fortezza poderosa, che fu occupata dai Francesi nel 1796 e dagli Austro-Russi nel 1799, finché ritornò alla Francia nel 1801. La parte dell’antico nucleo cittadino e il superbo forte, che sorgevano sulla collina, furono distrutti dalle armate di Napoleone nel 1801, dopo la battaglia di Marengo.
Nonostante tutto, del glorioso passato della città, restano tuttora importanti vestigia.

Il Parco del torrente Scrivia, regala la possibilità di effettuare passeggiate a piedi o in bicicletta. Gli itinerari segnalati si snodano lungo l’alveo del torrente per sentieri pianeggianti con passaggi particolari rappresentati da alcuni guadi. Nitticore, garzette, aironi cinerini, il rarissimo tarabuso ed il timido cavaliere d’Italia, germani sono alcuni esempi della fauna che si può incontrare.

Nella campagna oltre lo Scrivia, verso Pozzolo Formigaro, a 5 chilometri dal casello autostradale di Tortona, un lungo viale di platani porta all'antica Abbazia Cistercense di Rivalta Scrivia le cui origini risalgono al XII sec.  L'ampio territorio pianeggiante, compreso tra i torrenti Scrivia ed Orba, nel medioevo era impraticabile, selvatico e paludoso: perciò sul finire del sec. XII, i monaci seguaci di San Bernardo, provenienti dall'abbazia di Lucedio, s'insediarono nella zona, edificarono il grande complesso cistercense e bonificarono il terreno in funzione della produzione agricola.

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Oltre lo scalo ferroviario, nei pressi del Parco Tecnologico e della Logistica Rivalta, si percorre una strada chiamata “Levata”, che porta nell'omonima cascina. Il lungo rettifilo ricalca l'impianto originale della via Emilia che "localmente ha perso il nome storico che la qualificava per prendere quello di Levata, che tuttora conserva, datole dagli ignari contadini perchè di molto si alzava sul livello delle campagne che attraversa". Si è anche rilevato che i cortili delle abitazioni sono posti sugli allineamenti della centuriazione romana e le misure del recinto corrispondono a jugeri, sottomultipli della centiara. Lungo l'asse viario si osservano le semplici abitazioni rurali costruite con la terra battuta chiamate 'trounere della Frascheta'.


In direzione di Alessandria, invece, si trova la frazione di Torre Garofoli, una vecchia cascina al cui interno venne posto il quartier generale di Napoleone, prima e durante la famosa battaglia di Marengo (14 giugno 1800). Cronache dell'epoca riferiscono che tra le sue mura vi morì il generale Desaix, vero artefice della vittoria di Marengo. Nell’attigua chiesetta di Santa Giustina sono esposte opere di Camillo Procaccini, recuperate prima dell’abbattimento della chiesa di San Francesco in Tortona.

Altri luoghi da visitare: la frazione Passalacqua, tipica cascina fortificata del seicento (si trova a poca distanza dal casello autostradale di Tortona) il Santuario della Cavallosa.

Città di grandi tradizioni conserva testimonianze della sua lunga e nobile storia. Il "Grosso" ne è una prova: Tortona ebbe il privilegio di aver una propria zecca concesso nel dicembre 1248 da Federico II e, la moneta con più valore, era il “denaro grosso”; oggi premio assegnato annualmente a tortonesi che hanno dato lustro alla città con la loro opera.   
Tortona  è stata, considerando anche solo questi ultimi centocinquanta anni, la patria di illustri personaggi, quali il genio della musica Lorenzo Perosi che, nelle composizioni sacre, ha paragone solo con il Palestrina. Altri personaggi, che con il loro fertile genio hanno dato lustro alla città, sono da ricordare Angelo Barabino, Mario Patri, Cesare Saccaggi e Gigi Cuniolo, anche se meno famosi, sono gli altri artisti che con il loro fertile genio hanno dato lustro alla città.
Grandi meriti, in campo sportivo, sono da attribuire a Giovanni Cuniolo, campione di ciclismo dell'inizio dl XX secolo ( nel 1906 fu il primo Campione Italiano, ripetendosi nel 1907 e 1908. Nel 1906 stabilì il record italiano dell'ora, con la distanza di 39,650 km.), mentre altri vanno assegnati al maestro dell’intrattenimento con i burattini, Peppino Sarina. 

Durante l’itinerario, il visitatore avrà modo anche di vedere le importanti e grandi cascine a “pianta milanese” (alcune ancora attive, altre completamente abbandonate e in preda al degrado) che, a partire dal 1600, diedero lustro a questo territorio. Di interessante potrà anche vedere il complesso reticolo di rogge che, partendo dal torrente Scrivia, permettevano l’irrigazione dei campi e davano forza motrice a decine di mulini.

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I canali, ancora oggi presenti, costituivano 3 sistemi irrigui indipendenti, ognuno caratterizzato da un’opera di presa e.una rete irrigua contraddistinta a sua volta da un reticolo principale ed uno secondario, i quali prendono il nome dalla roggia principale di incanalamento dell’acqua. Essi sono: roggia Fraschetta e sue diramazioni (Roggia Marencano, Roggia Cerca, Roggia Vero e Roggia Terzo), roggia Laciazzolo e sue diramazioni (scaricatore Roggia Laciazzolo) e roggia Maghisello e sue diramazioni (Roggia Ronco, Roggia Cadè, Roggia San Sisto).

tortona-torre-del-castelloIl Parco del torrente Scrivia, regala la possibilità di effettuare passeggiate a piedi o in bicicletta. Gli itinerari segnalati si snodano lungo l’alveo del torrente per sentieri pianeggianti con passaggi particolari rappresentati da alcuni guadi. Nitticore, garzette, aironi cinerini, il rarissimo tarabuso ed il timido cavaliere d’Italia, germani sono alcuni esempi della fauna che si può incontrare. Il Parco del Castello offre al visitatore la suggestiva zona collinare che domina Tortona con stradine pedonali immerse nel verde. L'itinerario cittadino de “La Strada del Vino Colli Tortonesi” è il massimo per chi vuole conoscere Tortona  attraverso il gusto: avrà così  la possibilità di assaporare gli ottimi vini, i fantastici baci di dama e baci dorati e l’insuperabile prosciutto, la fragola profumata di Tortona, la gazzosa rossa, il tartufo bianco e il tartufo nero, lista minima delle prelibatezze tortonesi. I “I Baci di Dama” e la “Fragola Profumata di Tortona” fanno parte dei PAT (elenco dei Prodotti  Agro-alimentari Tradizionali della Regione Piemonte).


Nella zona nord dell’abitato è visibile la Necropoli Monumentale in località Fitteria mentre, poco lontano, nei pressi del cimitero sono visibili alcune parti della cinta muraria della cittadella romana scoperte nel 1999. Altre opere murarie, di epoca romana e medioevale si trovano in via alle Fonti e sul Castello. Nel cortile dell’oratorio della Chiesa di San Matteo è parzialmente visibile il presunto sepolcro dell’imperatore Maggiorano, ucciso a Dertona nel 461. Di epoca medioevale sono una casa in via Pinto, con bella finestra ad arco acuto, decorata con cornice in terracotta ed un edificio a due piani in corso Leoniero, recentemente restaurato. Nel cortile dell'ex Municipio è visibile un elegante colonnato, lato superstite del chiostro del convento dell’Annunziata, con volte a crociera ed archi a tutto sesto. In via San Marziano si incontra il complesso chiamato “La Trinità”, ricordo della Chiesa e convento dei padri Eremitani di Sant’Agostino; all’interno, a cornice del cortile, l’elegante portico dell’antica struttura del convento con ampie arcate a tutto sesto, gettate su colonnette di granito. Nel centro storico sono da segnalare importanti edifici religiosi.
La Cattedrale, dedicata a San Lorenzo e Maria Assunta, venne iniziata nel 1574 e aperta al culto nel 1583. Al suo interno, oltre al coro ligneo cinquecentesco e gli arredi intagliati della sacrestia, si segnalano pitture di notevole pregio realizzate da Aurelio Luini, Giuseppe Vermiglio, Giovan Mauro della Rovere detto il Fiamminghino, Guglielmo Caccia detto il Moncalvo. Pregevoli pezzi di oreficeria e argenteria fanno parte del cosiddetto “tesoro del Duomo”.

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La chiesa di Santa Maria dei Canali (XI sec.), la più vecchia della città, ha subito nei secoli diversi interventi che ne hanno trasformato le linee romaniche originali. Tra le navate sono visibili una tavola di scuola leonardesca raffigurante la Natività e un dipinto del Fiamminghino dedicato all’Annunciazione. La chiesa di San Matteo ha origini risalenti al XII secolo ma è stata rifatta interamente tra il XVII e il XVIII secolo. In essa sono conservati una Madonna con Bambino, attribuita a Barnaba da Modena, e un grande crocifisso ligneo di epoca trecentesca.
San Giacomo era una chiesa, con annesso ospizio dei Templari, già esistente nel 1252. Venne abbattuta nel 1770 e ricostruita, con una rilevante architettura tardo-barocca su progetto di Carlo Riccardi, per volere del cardinale Carlo Alberto Guidobono Cavalchini.
Interessanti opere d’arte si trovano nella Chiesa dei Cappuccini che risale al 1664: un polittico con Madonna e Santi, una tavola del ‘400 di autore ignoto, due tele del Moncalvo (una raffigura Madonna e Santi e l’altra San Giovanni da Capestrano). L’Oratorio di San Rocco è un altro esempio di barocco. Fu edificato nel 1630. All’interno vi sono opere pittoriche del XVII secolo. Poco rimane dell’antica chiesa di San Michele (documentata nel XIII secolo); quello che oggi si può vedere non è altro che il risultato di infelici restauri e rimaneggiamenti che ne hanno completamente stravolto l’originale struttura.
tortona-madonna-della-guardiaIl Santuario della Madonna della Guardia è il luogo di culto fermamente voluto dal beato don Luigi Orione. Fu costruito nel 1931 sul sito dell’antica chiesa della Beata Vergine delle Grazie, davanti alla quale predicò nel 1418, secondo una tradizione, San Bernardino da Siena. Il tempio è stato realizzato in stile neogotico su progetto dell’architetto Chiappetta. Il 28 agosto 1959, Papa Giovanni XXIII illuminava, mediante impulso radio, la monumentale torre alta 74 metri sovrastata dalla Madonna in bronzo dorato. Il Santuario, che venne solennemente consacrato con il titolo di Basilica nel 1991, contiene le spoglie mortali del fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza e quelle dei suoi successori.

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